Ognuno di noi fa della riflessologia frequentemente ed inconsapevolmente.
Accade, ad esempio, quando poniamo del ghiaccio sulla zona dorsale alta di un soggetto con emorragia nasale (riflesso vertebrale vasocostrittore provocato dal freddo), oppure quando percuotiamo con la mano il dorso del lattante per favorire il famoso “ruttino” (la percussione della 5^ vertebra dorsale stimola la digestione).Tecniche riflessogene storicamente note ed ampiamente diffuse hanno origine in Estremo Oriente (e fanno parte dell’ambito più vasto delle cosiddette “Medicine Energetiche”); ma anche in Occidente, seppur con modalità assolutamente diverse, si sono sviluppati nel tempo metodi riflessologici interessanti ed efficaci, seppur lungamente ignorati dalla medicina ufficiale.
Il problema è sempre lo stesso: vi sono popoli, culture, mentalità che accettano certi principi e certe modalità operative semplicemente perché “funzionano”,

perché i risultati sono tangibili. Altri, invece, li rifiutano poichè non riescono a comprenderne i meccanismi anatomofisiologici che ne sono alla base, perché non riescono a dimostrarne la validità “scientifica”! Questo è sicuramente un grosso limite, in quanto molto resta ancora da dimostrare… Scientificamente parlando, il “riflesso” è la risposta involontaria dell’organismo ad uno stimolo: in sostanza la reazione di una ghiandola, di un muscolo o altro che si esplica attraverso la trasmissione per via nervosa di un “segnale” che parte da un determinato punto o zona del corpo. La pressione esercitata su un punto preciso della cute costituisce, per esempio, lo stimolo; la “informazione” (sotto forma di impulso nervoso) segue un preciso tragitto, coinvolgendo diverse stazioni intermedie del Sistema Nervoso fino a raggiungere (secondo i casi) quelle sub-corticali ed anche la corteccia. La risposta proviene dal sistema competente e può essere una la stimolazione o inibizione di una funzione, una reazione di tipo ormonale, una ipertonia o ipotonia muscolare ecc. Sia che si utilizzino le mani, gli aghi, l’elettricità o la temperatura, il percorso dello stimolo è lo stesso; è la reazione che varia, in funzione di parametri quali intensità, durata, ripetitività e sedi interessate alla stimolazione. Parrebbe semplice, ma la realtà è molto più complessa anche perché per diverse tecniche la distribuzione “metamerica” del Sistema Nervoso viene superata: come è possibile, ad esempio, che la stimolazione di un punto della pianta del piede possa migliorare un cefalea o una dismenorrea? Eppure accade! Vi sono, dunque, strette correlazioni tra cute e sottocute, apparato locomotore e visceri che sembrano sfidare le leggi della anatomia e della fisiologia…probabilmente bisogna rifarsi alla biologia, alla genetica, alla differenziazione del “foglietto embrionario”…