Un numero progressivamente crescente di pazienti fa ricorso, sia per scelta autonoma che in seguito ad indicazione del medico, alla TERAPIA MANUALE (Chiropratica ed Osteopatia): un complesso d’interventi manuali con alta specificità di azione, dalle origini antiche, ma le cui tecniche sono state lungamente revisionate nel tempo e continuamente attualizzate alla luce di moderne acquisizioni scientifiche.Notizie del suo impiego in campo clinico se ne hanno fin dall'epoca di Ippocrate, ma è indubitabile che le origini siano da ascrivere ad epoca decisamente più remota…
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Ognuno di noi fa della riflessologia frequentemente ed inconsapevolmente. Accade, ad esempio, quando poniamo del ghiaccio sulla zona dorsale alta di un soggetto con emorragia nasale (riflesso vertebrale vasocostrittore provocato dal freddo), oppure quando percuotiamo con la mano il dorso del lattante per favorire il famoso “ruttino” (la percussione della 5^ vertebra dorsale stimola la digestione).Tecniche riflessogene storicamente note ed ampiamente diffuse hanno origine in Estremo Oriente (e fanno parte dell’ambito più vasto delle cosiddette “Medicine Energetiche”); ma anche in Occidente, seppur con modalità assolutamente diverse, si sono sviluppati nel tempo metodi riflessologici interessanti ed efficaci, seppur lungamente ignorati dalla medicina ufficiale. |
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Lo studio del movimento umano è antico: ha impegnato Ippocrate e Galeno, passando per Leonardo da Vinci e Mercuriale, per arrivare a Sherrington e Fisher, fino al coinvolgimento attuale della bio-ingegneria, della cibernetica, della neuropsicologia. Nonostante ciò “l’uomo in movimento”, soprattutto in quanto “uomo”, resta ancora un mistero, proprio per la complessità del “fenomeno motorio”, che non obbedisce sempre ed esclusivamente alle leggi della fisica, alla anatomofisiologia, alla biomeccanica. |
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Una comune fasciatura compressiva trova abitualmente applicazione subito dopo piccoli traumi con la finalità di prevenire la formazioni di ematomi o versamenti articolari, ma il suo limite è quello di non riuscire a limitare adeguatamente i movimenti nei settori interessati. Per contro, l’apparecchio gessato, determinando una immobilità assoluta, viene impiegato nelle lesione ossee e capsulo-legamentose di una certa gravità, quando è obbligatorio il riposo funzionale completo.Nei casi meno impegnativi, che fortunatamente rappresentano la percentuale maggiore, il solo bendaggio compressivo può risultare insufficiente o inutile, mentre l’immobilizzazione gessata addirittura eccessiva: rapida perdita di tono-trofismo muscolare ed allungamento dei tempi di recupero sono conseguenze frequenti. Il bendaggio funzionale non impedisce il movimento fisiologico, ma frena qualsiasi forza abnorme che possa causare un danno alla struttura che si vuole preservare; lo scopo è, quindi, quello di limitare solo i movimenti che potrebbero determinare una sofferenza articolare, lasciando liberi gli altri.
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